Chiesa di Santa Giulia, immagine di Andrea Cherchi
San Luca? No! Santa Giulia, Faletti di Barolo.

Prima di Santa Giulia c’era San Luca. Al santo era stata promessa una chiesa per raccogliere attorno a se gli abitanti che avrebbero dimorato nel nuovissimo quartiere di futura costruzione in Borgo Vanchiglia.
La zona, al di la di corso San Maurizio, era una delle piú malsane della città di Torino. Paludosa e sporca, Borgo Vanchiglia ospitava catapecchie abitate dalla classe sociale forse piú povera della capitale del regno ma che trovava una possibilità di sopravvivenza nella vicinanza al fiume e nella fertilità dei terreni. Nella seconda metà del ‘800 era oramai evidente che la città doveva espandersi e la zona, grazie alla prossimità con il centro cittadino, era naturalmente destinata a subire una profonda trasformazione che l’ avrebbe cambiato radicalmente il suo aspetto.
Negli anni ’40 del XIX secolo un gruppo di costruttori acquistò a prezzi stracciati molti terreni del borgo con l’ intento di creare una zona residenziale vicina al centro, con vista sulla collina e dotata di tutti i confort. Il famoso Antonelli, a capo del consorzio dei costruttori, fu incaricato della progettazione che doveva essere semplice, lineare e comprendere una zona dove costruire una chiesa dedicata a San Luca nei terreni.
Ieri come oggi, interessi contrapposti, mancanza di soldi e speculazioni bloccarono la costruzione dell’ edificio sacro. Incaricato della progettazione della chiesa di San Luca, Antonelli fu costretto a presentare piú di un progetto per contenere le spese di un edificio. I suoi soci in affari erano poco propensi a spendere per una costruzione che non aveva rientri economici e il comune di Torino era poco interessato ad un edificio marginale.
La situazione sembrava essere senza via di uscita: mentre la costruzione del quartiere prosegue la chiesa rimane solo un progetto nelle intenzioni . . .

bucintoro MaurizioBonetti
Il Bucintoro, la Peota dei Savoia

Ammirando il Bucintoro conservato alla Reggia di Venaria e pensando alla sua storia sorgono spontanee due domande: chi lo ha voluto e perché?
Nel 1730 sale al trono Carlo Emanuele III, la Peota arriva al castello del Valentino l’anno successivo, ma una barca di simili fattezze necessita di tempi di progettazione e realizzazione piuttosto lunghi quindi è verosimile pensare che sia stato il padre di Carlino, Vittorio Amedeo II, ad ordinare la “nave sublime”.
Quando Vittorio Amedeo II ordina il Bucintoro probabilmente già medita di abdicare in favore del figlio Carlo Emanuele III. Presumibilmente già nel 1728 progetta la costruzione della nave, ma sappiamo che Vittorio Amedeo II è un sovrano assai schivo, introverso amante della semplicità e disdegnoso di feste e ricevimenti (durante il suo regno le feste sono proibite e lo sfoggio di ricchezza è considerato un reato), e allora perché una simile necessità?

Camillo Benso Conte di Cavour.
Il grande sciupafemmine, Camillo Benso Conte di Cavour.

Votato al celibato perché troppo occupato da altri pensieri, ‘sposato’ al re Vittorio e al regno sabaudo, Camillo Benso conte di Cavour, pur essendo tutt’ altro che un bell’ uomo, ebbe numerose amanti. Il conte sceglieva dame colte, raffinate, anche non necessariamente avvenenti, ma certamente con una caratteristica sine qua non: dovevano essere sposate, così da non procurargli complicazioni sentimentali.
L’ elenco delle signore del bel mondo con cui si accompagnò è lungo, in Francia come in Piemonte: Clementina Guasco, Emilia Nomis di Pollone, Melanie Waldor e molte altre.
Ma furono il primo e l’ultimo amore ad impegnarlo di più, creandogli anche – forse – qualche rimorso.

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Carabinieri, 1814 nasce la Benemerita.

Di ritorno a Torino con la Restaurazione, Vittorio Emanuele I inizio a fare progetti per rendere al capoluogo il suo precedente splendore; solo un dettaglio gli faceva rimpiangere i Francesi: la tutela dell’ ordine pubblico.
Ispirandosi al modello della gendarmerie d’ oltralpe, quindi, il 13 luglio 1814 il sovrano fondò l’arma dei Carabinieri, ma dove alloggiare il corpo appena nato? Quasi tutti i palazzi erano stati occupati dagli invasori, che spesso ne avevano fatto scempio, sostituendo bordelli a conventi e ospedali militari a saloni di rappresentanza.
Uno di quelli meno rivoluzionati era l’antica sede del Collegio delle Provincie, in piazza Carlina, che nel corso della sua storia ne aveva già viste di cotte e di crude: in origine era stata l’abitazione di un medico, poi Carlo Emanuele III vi aveva installato la struttura per avviare allo studio i giovani delle classi povere, istituzione ampliata dal successore Vittorio Amedeo III in collaborazione con l’architetto Vittone, che aveva reso l’edificio più spazioso al fine di accogliere un maggior numero di allievi.

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Mafalda di Savoia Assia. Un giorno speciale

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Torquato Tasso
Via Torquato Tasso, già via San Lazzaro

Torquato Tasso giunge a Torino nel 1578, all’epoca in cui Emanuele Filiberto vi trasferiva la Sindone da Chambery. In fuga da Ferrara sotto il falso nome di Omero Fuggiguerra, fu ospite del marchese Filippo d’Este di Lanzo, genero di Testa di Ferro e il 10 ottobre assistette all’incontro tra il duca di Savoia e Carlo Borromeo nella chiesa di San Lorenzo, dove poté venerare il sacro lino, al quale dedico alcuni versi.

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Teatro Carignano, un teatro di famiglia

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