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Eugenio di Savoia, il diplomatico 3/4

Eugenio di Savoia Soisson è conosciuto soprattutto per le sue doti di abile stratega, ma…

Il romantico idroscalo demolito sul fiume po
Il romantico idroscalo demolito.

Se nel 1908 ebbe inizio l’avventura aeronautica di Torino, quella dell’ uso degli idrovolanti la…

Quando la misericordia assolse Camillo Benso
Quando la misericordia assolse Camillo Benso

Camillo Benso Conte di Cavour era stato scomunicato per ragioni politiche e materiali, certo lontane…

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Eugenio di Savoia, lo stratega. 2/4

Eugenio di Savoia ha vissuto un epoca di guerre e continui capovolgimenti di fronte in terra europea. Diciannovenne si rivolge a Leopoldo I, imperatore dell’impero asburgico, per offrirsi come ufficiale per il suo esercito. Probabilmente Leopoldo I non venne particolarmente colpito dall’avvenenza del giovanissimo principe dal fisico non troppo aitante, ma la necessità di ufficiali e i turchi che davano già per scontata la vittoria su Vienna, convinsero l’imperatore ad accogliere Eugenio nel suo esercito.
Inizia così la storia militaresca di Eugenio Von Savoy.
Entrato nell’esercito come volontario la sua carriera inizia, come si suol dire, dal basso. Le sue doti strategiche e l’arguzia che lo contraddistinguno gli permettono, in breve tempo, di scalare la china e arrivare ai vertici dell’esercito asburgico. La fortuna militare di Eugenio di Savoia inizia con la battaglia di Kahlenberg, la vittoria sui turchi e la successiva liberazione di Vienna dall’assedio, serie di successi che lo portano a diventa titolare e colonnello dei “Dragoni di Savoia” nel 1683.

Battaglia della Marsaglia, Volvera
La Battaglia della Marsaglia, 1693

La ‘Battaglia della Marsaglia‘ è un massacro che la storia chiama ‘battaglia’ per dare un…

eugenio di savoia
Eugenio di Savoia, un ‘honnête homme’. 1/4

Ad otto anni il destino di Eugenio è segnato: tonsura, abiti talari ed istruzione teologica ed umanistica. Il piccolo Soisson non si da per vinto, decide di abbracciare la spada e di entrare nell’ esercito. A diciannove anni si reca alla corte di Luigi XIV per offrirgli i sui servigi. Il Re Sole non prende in considerazione l’offerta del giovane, probabilmente preoccupato che l’influenza della madre potesse in qualche modo riaffiorare, e licenzia Eugenio senza troppi riguardi. Alcuni anni Luigi XIV ebbe a dire: “questo principe è un impareggiabile modello per ogni regnante e ogni uomo di stato; non mi stancherò mai di ammirare abbastanza la sua ferrea fedeltà e dedizione al suo sovrano, il suo puro senso di amor patrio e il suo alto concetto del più ligio ottemperamento ai suoi diversi doveri; ma non potrò nemmeno lamentare mai a sufficienza la perdita che egli ha segnato per la Francia stessa. Così volle la Provvidenza; giacché non avremmo forse reso tanta giustizia alle sue virtù”
Lasciata Parigi si rivolge all’imperatore Leopoldo I dove inizia la carriera militare di Eugenio Von Savoy.

Chiesa di Santa Giulia, immagine di Andrea Cherchi
San Luca? No! Santa Giulia, Faletti di Barolo.

Prima di Santa Giulia c’era San Luca. Al santo era stata promessa una chiesa per raccogliere attorno a se gli abitanti che avrebbero dimorato nel nuovissimo quartiere di futura costruzione in Borgo Vanchiglia.
La zona, al di la di corso San Maurizio, era una delle piú malsane della città di Torino. Paludosa e sporca, Borgo Vanchiglia ospitava catapecchie abitate dalla classe sociale forse piú povera della capitale del regno ma che trovava una possibilità di sopravvivenza nella vicinanza al fiume e nella fertilità dei terreni. Nella seconda metà del ‘800 era oramai evidente che la città doveva espandersi e la zona, grazie alla prossimità con il centro cittadino, era naturalmente destinata a subire una profonda trasformazione che l’ avrebbe cambiato radicalmente il suo aspetto.
Negli anni ’40 del XIX secolo un gruppo di costruttori acquistò a prezzi stracciati molti terreni del borgo con l’ intento di creare una zona residenziale vicina al centro, con vista sulla collina e dotata di tutti i confort. Il famoso Antonelli, a capo del consorzio dei costruttori, fu incaricato della progettazione che doveva essere semplice, lineare e comprendere una zona dove costruire una chiesa dedicata a San Luca nei terreni.
Ieri come oggi, interessi contrapposti, mancanza di soldi e speculazioni bloccarono la costruzione dell’ edificio sacro. Incaricato della progettazione della chiesa di San Luca, Antonelli fu costretto a presentare piú di un progetto per contenere le spese di un edificio. I suoi soci in affari erano poco propensi a spendere per una costruzione che non aveva rientri economici e il comune di Torino era poco interessato ad un edificio marginale.
La situazione sembrava essere senza via di uscita: mentre la costruzione del quartiere prosegue la chiesa rimane solo un progetto nelle intenzioni . . .

bucintoro MaurizioBonetti
Il Bucintoro, la Peota dei Savoia

Ammirando il Bucintoro conservato alla Reggia di Venaria e pensando alla sua storia sorgono spontanee due domande: chi lo ha voluto e perché?
Nel 1730 sale al trono Carlo Emanuele III, la Peota arriva al castello del Valentino l’anno successivo, ma una barca di simili fattezze necessita di tempi di progettazione e realizzazione piuttosto lunghi quindi è verosimile pensare che sia stato il padre di Carlino, Vittorio Amedeo II, ad ordinare la “nave sublime”.
Quando Vittorio Amedeo II ordina il Bucintoro probabilmente già medita di abdicare in favore del figlio Carlo Emanuele III. Presumibilmente già nel 1728 progetta la costruzione della nave, ma sappiamo che Vittorio Amedeo II è un sovrano assai schivo, introverso amante della semplicità e disdegnoso di feste e ricevimenti (durante il suo regno le feste sono proibite e lo sfoggio di ricchezza è considerato un reato), e allora perché una simile necessità?

Camillo Benso Conte di Cavour.
Il grande sciupafemmine, Camillo Benso Conte di Cavour.

Votato al celibato perché troppo occupato da altri pensieri, ‘sposato’ al re Vittorio e al regno sabaudo, Camillo Benso conte di Cavour, pur essendo tutt’ altro che un bell’ uomo, ebbe numerose amanti. Il conte sceglieva dame colte, raffinate, anche non necessariamente avvenenti, ma certamente con una caratteristica sine qua non: dovevano essere sposate, così da non procurargli complicazioni sentimentali.
L’ elenco delle signore del bel mondo con cui si accompagnò è lungo, in Francia come in Piemonte: Clementina Guasco, Emilia Nomis di Pollone, Melanie Waldor e molte altre.
Ma furono il primo e l’ultimo amore ad impegnarlo di più, creandogli anche – forse – qualche rimorso.

Il toro simbolo della città
Il Toro è simbolo della città di Torino

Nel medioevo, l’araldica, è un metodo semplice, vista la moltitudine di analfabeti, per associare ad un determinato simbolo una persona o una qualsiasi entità. Per rendere più semplice il riconoscimento, solitamente, viene scelto una figura che ricorda il nome, nel caso di Torino, il Toro.